Lifestyle Coaching (parte II): per un cambio di stile di vita sostenibile

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Il Lifestyle Coaching va oltre la prescrizione dietetica e si propone di accompagnare la persona in un processo di cambiamento dello stile di vita che sia sostenibile nel tempo.

Il processo si incentra sulla persona stessa, unica esperta, responsabile e protagonista della propria vita e del cambio auspicato. Acquisendo maggiore consapevolezza di sé e self-empowerment, la persona riprende contatto con la propria saggezza innata e re-impara a mangiare e a prendersi cura di sé. Un processo di Lifestyle coaching principalmente accompagna quindi la persona nel cammino di ritorno verso sé stessa.

Di interventi nutrizionali volti a promuovere la riduzione del peso corporeo e gli effetti salutari associati, per esempio in soggetti obesi o in sovrappeso, se ne potrebbero citare a gó-gó.  Tali programmi, molti dei quali scientifici e rigorosi (studi clinici chiamati Lifestyle Behavioral Interventions), riescono spesso a ottenere un miglioramento significativo del quadro clinico e della qualità della vita, ma…i benefici si osservano spesso solo nel breve periodo.

Uno dei principali limiti dell’«approccio interventistico» (in cui il dietista o nutrizionista esperto «addestra» il paziente a seguire una prescrizione dietetica equilibrata e una regolare attività fisica) consiste nel fatto che il cambiamento non é quasi mai duraturo: nel lungo termine la persona abbandona il programma e pian piano torna alle antiche abitudini e….. anche agli antichi problemi (perdita di aderenza e drop-out).

Come mai é cosí frequente l’abbandono di un piano dietetico?

Perchè è così difficile fare propri i consigli che ci vengono offerti dai professionisti della Salute?

Come discusso in un precedente post, cambiare stile di vita verso abitudini più salutari non è roba da poco conto e richiede una trasformazione della persona che deve partire da dentro, dalla persona stessa.

Verso l’AUTOGESTIONE della Salute

Da tempo introdotto nei programmi di intervento nutrizionale di realtà più avanguardiste della nostra (vedasi soprattutto Australia e USA), il Lifestyle Coaching si sta facendo largo anche nella vecchia Europa.

Ma cosa apporta rispetto all’approccio classico dell’intervento nutrizionale?

In un processo di Lifestyle Coaching:

  • Al centro del processo c’è la PERSONA, NON la MALATTIA né il comportamento alimentare da modificare o il peso ideale da raggiungere.

In un intervento nutrizionale “tradizionale” è il professionista sanitario l’unico esperto in materia (es. medico dietologo, dietista, nutrizionista), per cui è facile che instauri una relazione paternalista e di subordinazione (“Tutto per il paziente, ma senza il paziente”). Nel Lifestyle Coaching, invece, la persona che inizia un processo di coaching (detta coachee) è il vero esperto della propria vita, l’unico a poter effettivamente decidere e l’unico a possedere le risorse interne necessarie per gestire il cambio desiderato, e l’unico a poter scegliere di cambiare davvero in modo consapevole, volontario, responsabile e autodeterminato. Il coachee non è più trattato da paziente, ovvero da soggetto passivo (dal latino patiens, participio presente di pati: soffrire, sopportare) che riceve i “compiti per casa” (una dieta, un trattamento terapeutico, una lista di esercizi da fare quotidianamente) e si sente quindi informato ma allo stesso tempo deresponsabilizzato nei confronti del cambio stesso.  Pertanto, il Coach (non più esperto ma accompagnatore/allenatore) costruisce un’alleanza di lavoro con la persona  basata su una relazione simmetrica, paritaria e di collaborazione.

“Tanto il Lifestyle Coaching come il Mindful Eating sono approcci che focalizzano l’attenzione sull’empowerment e la salute integrale della persona, tanto fisica come emozionale, e non tanto sul peso da raggiungere”

 

  • Il processo è personalizzato al 100%. Il paziente NON viene misurato, analizzato, etichettato e classificato sulla base di un quadro clinico che lo confronta con le caratteristiche di un soggetto astratto che vive in condizioni ideali (ha un peso ideale, è privo di credenze ed emozioni e non vive in un ambiente che potrebbe ostacolarlo nei suoi intenti). Tuttaltro. Lo stile di vita “sano” viene definito dopo una profonda osservazione della complessità e dell’unicità della persona e del suo trascorso. Pertanto il Coach mantiene un atteggiamento di non-giudizio e accoglie la prospettiva soggettiva e personale del benessere del coachee.
  • Nel Lifestyle Coaching si lavora a fondo sulle possibili barriere emozionali o convinzioni limitanti che interferiscono negativamente sull’alimentazione della persona, sul senso di autostima e di autoefficacia, sugli ostacoli che può incontrare nel processo e su tutte le risorse che la persona ha a disposizione e vuole attivare per favorire il cambio che lei stessa ha deciso di operare.
  • Il coachee viene cosí accompagnato alla riscoperta del proprio corpo e della relazione mente-corpo-emozioni. Durante il processo si possono ad esempio proporre pratiche di Mindful Living, esercizi di attenzione piena alla respirazione, al corpo e ai segnali fisici di sazietà, agli stati animici e le eventuali relazioni con la fame e la nutrizione.
  • Il Coach informa il coachee sulle sue oggettive condizioni fisio-patologiche e lo rende consapevole di come le sue abitudini ne promuovano o ne pregiudichino la salute. Ma poi lo aiuta anche a chiarire come lui stesso percepisce la situazione (ad es. difficoltà motorie legate ai chili di troppo e conseguente frustrazione), lo aiuta a identificare quali vantaggi avrebbe nel cambiare stile di vita (ad es. essere più agile e quindi poter giocare coi propri nipoti, o viaggiare, etc.. ) cercando insieme a lui delle motivazioni autentiche che facciano sí che il cambio sia autodeterminato e autenticamente voluto.
  • In questo modo, l’obiettivo di lavoro è definito dal coachee e non imposto dall’esterno. Il Coach invita anche il coachee a identificare quali sono le risorse che ha a disposizione e che vuole utilizzare e allenare per raggiungere l’obiettivo. Allo stesso tempo, il Coach conduce la riflessione del coachee anche su tutti quei fattori che possono ostacolarlo e farlo resistere a un cambio pieno e definitivo. Gli ostacoli su cui lavorare generalmente includono tanto fattori esterni (ambiente obesogeno, importanza socio-culturale della convivialità e della “buona tavola”, status socio-economico sfavorevole a una alimentazione varia e equilibrata) quanto interferenze interne al coachee, come convinzioni limitanti sulla propria capacità al cambio (“Non ho forza di volontà!”) o interferenze emotive che prendono autorità sul coachee a scapito delle sue risorse (ad es. fame compulsiva).

In sintesi, il coachee adotta un atteggiamento da protagonista della sua vita (Empowerment). Il Lifestyle Coaching potrebbe quindi essere il motore del cambio di paradigma auspicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, quando dichiara che «informare e dare consigli da parte del medico non è più sufficiente per ottenere cambiamenti comportamentali a lungo termine» (OMS, 2003).

Informare e favorire l’acquisizione dei concetti base di educazione alimentare, quindi, è giusto, ma è imprescindibile dare il protagonismo del cambio alla persona che lo intraprende.

 

Sara Tulipani, PhD

Essential Coach specializzata in Life & Nutritional Coaching

Dottorato di Ricerca in Alimenti e Salute

Master Internazionale in Nutrizione e Dietetica – FUNIBER

sara.tulipani@gmail.com