Lifestyle Coaching (parte I): Cambiare stile di vita non è cosa da poco

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Cambiare stile di vita per acquisire abitudini più salutari non è affatto semplice. Affinché il cambio sia profondo e duraturo deve partire da dentro, attraverso la presa di coscienza della persona dei meccanismi spesso automatici che la spingono ad agire in un certo modo a tavola, o in momenti chiave della giornata.

Cambiare stile di vita a volte diventa un irrinunciabile atto di amore verso noi stessi. Cattive abitudini alimentari e sedentarietà  giocano un ruolo cruciale nel favorire sovrappeso, obesità e l’impennata di malattie croniche a essi associate (malattie cardiovascolari, diabete mellito, disturbi endocrini, metabolici etc..). Se però esiste un solido consenso nell’accettare che l’unico trattamento efficace a lungo termine contro sovrappeso e obesità sia un duraturo e autentico cambio di stile di vita verso l’adozione di comportamenti sani, è anche vero che tra il dire e il fare, ahimè, c’è di mezzo…. la realtà!

E la realtà è complessa. Basta affacciarsi alla vita di tutti i giorni per capire la complessità della nostra relazione col cibo. Mai come oggi si era parlato tanto di nutrizione (ormai considerata a pieno diritto una soft science) e delle condotte alimentari che garantiscono un buon apporto nutrizionale. Lasciando da parte la confusione che possono generare le mode del momento e altri messaggi carenti di rigore scientifico (che ahimè non sono pochi…) il consumatore moderno ha comunque a disposizione una importante quantità di informazioni valide circa il “mangiar sano”, trasmesse da professionisti della salute competenti attraverso una infinità di canali di comunicazione.

Chi non sa oggigiorno che frutta e verdura dovrebbero essere alla base dell’alimentazione quotidiana per la loro ricchezza in fibra, vitamine e minerali?

Chi non sa che la dieta dovrebbe essere varia per garantire un’assunzione adeguata dei differenti tipi di micro e macronutrienti?

Chi non ha mai sentito che la carne, i prodotti caseari, i dolciumi industriali forniscono un tipo di grassi non salutari che possono aumentare i livelli di colesterolo e mettere a rischio la salute cardiovascolare?

O che i legumi sono un piatto “povero” ricchissimo? O che il pesce azzurro andrebbe portato a tavola più spesso della carne rossa?

Al giorno d’oggi non sa solo chi non vuol sapere. Eppure conoscere questi concetti basici non coincide col metterli in pratica, nonostante sia in gioco la propria salute.

Perché non è sufficiente disporre di informazioni corrette per aderire a uno stile di vita salutare?

Credo, ahimè, che il problema vada molto oltre la semplice diffusione di informazioni e l’educazione nutrizionale.

« È più facile cambiare religione che dieta» (Francisco Grande Covían)

È relativamente facile mangiare “sano”, svolgere un’attività fisica regolare e perdere peso in un periodo circoscritto di vita, ancor meglio se sotto la guida di un dietista/nutrizionista o se si è inclusi in un programma di intervento nutrizionale (studi clinici chiamati Lifestyle Behavioral Interventions). Quello che è difficile è cambiare stile di vita, ovvero mantenere comportamenti alimentari salutari nel tempo, possibilmente per tutta la vita.

Alfred Adler definì lo stile di vita come quell’«impronta unica e irripetibile di ogni individuo, costituita dalla risultante di tratti comportamentali, orientamento del pensiero, sentimenti ed emozioni», un qualcosa di radicato in ognuno di noi sin dai primi anni di vita, e pertanto difficile da ridisegnare. In quest’ottica risulta inverosimile proporre un cambio di stile di vita attraverso una presa di posizione della mente puramente cognitiva. La trasformazione necessaria è ben più profonda, e deve partire da dentro.

Soffermiamoci sull’alimentazione, l’elemento più essenziale e costante che marca lo stile di vita di ciascuno di noi.

Come già descritto in un precedente post, quella con il cibo è la relazione più antica e più oscura della nostra vita: il semplice atto del mangiare è fortemente influenzato da molteplici fattori, non solo fisiologici (genetici, epigenetici) ma psicologici e socio-culturali che hanno inciso sul nostro comportamento alimentari sin dalla prima poppata di colostro.

Quando manca la consapevolezza (e quindi la legittimazione) dell’esigenza di saziare profondamente tutti i diversi livelli di fame dell’essere umano (fisiologica, mentale, emozionale e spirituale), manca la presa di coscienza dei vari “cibi” che abbiamo a disposizione per nutrirci. Ed è più probabile che ci ritroviamo a mangiare non tanto per colmare le esigenze fisiologiche di crescita e sostentamento del nostro corpo “fisico” (fame stomacale, fame cellulare) ma per soddisfare altre forme di carenza (fame affettiva, fame mentale ecc..) che non riusciamo a sfamare col giusto tipo di “alimento” che le corrisponde (approfondimento sui 9 tipi di fame nel prossimo post).

È importante quindi fermarsi e riflettere. Sul perché diventiamo sempre più “cicciotelli” e più insoddisfatti. Sul perché non basta leggere una buona rivista di nutrizione o pagare un nutrizionista competente che ci prescriva la dieta della salute, per ritrovare il vero benessere e sentirci in armonia con noi stessi (approfondimento nel prossimo post).

Molto più coerente con la necessità di maggiore consapevolezza di sé e dei propri meccanismi interni, l’approccio del Lifestyle Coaching si propone di accompagnare la persona verso un miglioramento dello stile di vita consapevole, responsabile, auto-determinato. È quindi una disciplina completamente allineata con il nuovo paradigma della salute che sposta il focus di interesse dalla sua promozione all’autogestione (approfondimento nel prossimo post).

 

Sara Tulipani, PhD

 

Essential Coach specializzata in Life & Nutritional Coaching

Dottorato di Ricerca in Alimenti e Salute

Master Internazionale in Nutrizione e Dietetica – FUNIBER

sara.tulipani@gmail.com