Articoli del mese giugno, 2010

Tè e caffè salutari per il cuore

caffe_teSecondo un nuovo studio olandese, consumando da 3 a 6 tazze di tè al giorno è possible ridurre il rischio di mortalità per malattie cardiache. I risultati sono stati pubblicati su “Arteriosclerosis, Thrombosis, and Vascular Biology” e hanno mostrato che si ottengono benefici simili anche per quanto riguarda il caffè.

Ai fini dello studio i ricercatori olandesi hanno somministrato un questionario per quantificare il consumo di tè e caffè delle 37,514 persone che hanno partecipato alla coorte olandese dello studio europeo EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition).

Durante lo studio, durato 13 anni, sono stati registrati 1,881 casi di malattie cardiovascolari, dei quali 563 ictus e 1,387 malattie cardiache. I decessi sono stati 70 per ictus e 123 per malattie cardiache.

Dall’analisi dei dati, i ricercatori hanno concluso che bere 3-6 tazze di tè al giorno era associato ad un rischio ridotto del 45% di morte per malattie cardiache, mentre più di 6 tazze era associato ad un rischio ridotto del 36%, in entrambi i casi rispetto al consumo di meno di una tazza al giorno. I partecipanti avevano consumato maggiormente tè nero.

Sono stati osservati risultati simili anche per il caffè: il consumo modesto di 2-4 tazze al giorno era associato ad un rischio ridotto del 20% di contrarre malattie cardiache rispetto a chi beve meno di due o più di quattro tazze.

I ricercatori olandesi hanno ipotizzato che i benefici associati al tè e al caffè possono essere legati agli antiossidanti contenuti in queste bevande, in particolare i flavonoidi del tè. Purtroppo, il meccanismo con cui queste sostanze agiscono non è ancora conosciuto.

Nel campo della ricerca è molto aumentato l’interesse verso il tè e il caffè,  mentre sono sempre più numerose le pubblicazioni scentifiche che riferiscono i loro potenziali benefici.

Per leggere l’abstract dello studio cliccare sul seguente link:
http://atvb.ahajournals.org/cgi/content/abstract/ATVBAHA.109.201939v1

L’olio di oliva ritarda l’invecchiamento

olio-extra-vergine-d-olivaI benefici dell’olio di oliva possono essere utilizzati come terapia anti-invecchiamento.

Lo affermano i ricercatori spagnoli dell’Università di Granada (UGR), che in collaborazione con l’Istituto di Biochimica dell’Università Politecnica delle Marche (Italia), con gli specialisti del Complesso Ospedaliero di Jaen e con l’Università di Lleida (Spagna), hanno osservato e dimostrato gli effetti benefici dell’olio di oliva vergine contro l’invecchiamento.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista ‘Mechanisms in Ageing and Development‘ e hanno mostrato come i topi che erano stati alimentati con olio di oliva vivessero più a lungo rispetto ad altri topi a cui era stata somministrata una dieta basata sull’olio di girasole.

I ricercatori dell’Università di Granada hanno cercato di stabilire quali sono i possibili meccanismi molecolari attraverso i quali l’olio di oliva vergine, consumato da solo o supplementato con l’antiossidante coenzima Q, esercita la sua influenza positiva contro l’invecchiamento, il quale provoca dei cambiamenti nella struttura e nella funzione della cellula.

In particolare, hanno cercato di capire se esiste una relazione tra il tipo di grassi consumati e il funzionamento cellulare. Nello specifico, lo studio cerca di scoprire in che modo l’olio di oliva interagisce con i mitocondri, organuli cellulari che si occupano della produzione di energia. A questo proposito, sono stati studiati gli effetti dei grassi su tre livelli: lo stress ossidativo, la funzionalità dell’organulo e la sua struttura. José Luis Quiles, responsabile della ricerca,  afferma e assicura che una dieta basata sull’olio di oliva fa sì che durante la vecchiaia si accumulino meno danni su questi tre livelli.

Durante lo stress ossidativo nella cellula si producono i radicali liberi, che se prodotti in eccesso risultano dannosi per l’organismo. Questi agenti vengono generati durante il processo di combustione dei grassi per produrre energia e una volta liberi bruciano tutto ciò che toccano, danneggiando i tessuti del corpo. L’olio di oliva riduce lo stress ossidativo e quindi la generazione dei radicali liberi, facendo sì  che i tessuti invecchino più lentamente.

Per poter validare le loro conclusioni, i ricercatori hanno nutrito dei topi con diete che differivano nel tipo di fonte di grassi (olio di oliva, olio di girasole e olio di pesce, da soli o supplementati con il coenzimaQ) per tutta la durata della loro vita. Se l’animale aveva consumato maggiormente un certo tipo di grassi per tutta la sua vita, la composizione delle membrane delle sue cellule rispecchiava questo tipo di grassi. Si è osservato che l’olio di oliva vergine, comparato ad altri tipi di grassi come l’olio di girasole, genera una condizione di salute a livello dei mitocondri e dello stress ossidativo che contribuisce a ritardare la comparsa dei segni dell’invecchiamento.

I ricercatori, grazie all’elaborazione delle curve di sopravvivenza, hanno constatato che i topi che consumavano solo olio di oliva vivevano più tempo rispetto agli altri topi. Allo stesso tempo, hanno osservato che, supplementando la dieta basata sull’olio di girasole con coenzima Q, si ottenevano gli stessi benefici che con l’olio di oliva. Al contrario, secondo i ricercatori, se supplementato con il coenzima Q, l’olio di oliva non migliora la sua azione benefica.

Pertanto, il Dr. Quiles  sottolinea che gli esperimenti rivelano che, seguendo un’alimentazione varia e basata sull’olio di oliva vergine,  non è necesario supplementare la propia dieta con il coenzima Q, dato che quest’ultimo non aggiunge alcun effetto benefico e potrebbe invece risultare controproducente andando a  rompere i fragili equilibri della cellula.

Per poter leggere l’abstract dell’articolo cliccare sul seguente link:

http://www.sciencedirect.com…

Pistacchi: un toccasana per il cuore!

L’introduzione dei pispistacchi-verdi-di-brontetacchi nella propria dieta ha un effetto benefico sul cuore, riducendo il rischio di malattie cardiovascolari.
Lo afferma un nuovo studio effettuato dai ricercatori della Pennsylvania State University, i quali hanno osservato come una dieta che comprenda anche i pistacchi sia salutare per il sistema cardiovascolare, riducendo i livelli di colesterolo LDL, quello “cattivo”. Il merito sembra essere degli antiossidanti contenuti nel seme, per la loro capacità di agire contro lo stress ossidativo.
I risultati di questo studio sono stati pubblicati nel “The Journal of Nutrition” e si aggiungono al numero crescente di studi che hanno già mostrato gli effetti salutari di una dieta contenente frutta a guscio come  noci, macadamia e  mandorle,  con potenziali benefici sulla salute e in particolare sul cuore.  È da sottolineare, però, che il pistacchio, rispetto agli altri tipi di frutta a guscio, possiede una  maggiore capacità antiossidante e contiene grandi quantità di luteina, beta-carotene (vitamina A) e gamma-tocoferolo (vitamina E).

Allo studio, condotto dalla Pennsylvania State University, hanno partecipato 10 uomini e 18 donne con moderati alti livelli di colesterolemia e di età compresa fra 35–61 anni.
Inizialmente i  partecipanti hanno seguito una dieta basica di tipo occidentale per due settimane. Successivamente i ricercatori hanno assegnato casualmente tre tipi differenti di dieta da seguire per quattro settimane: la prima dieta, quella di riferimento, era povera di grassi e non prevedeva pistacchi, mentre le altre due contenevano, rispettivamente,  32–63 grammi e 63–126 grammi di pistacchi al giorno.

Dopo un mese, nei soggetti che avevano seguito la dieta contenente pistacchi, i livelli di colesterolo si erano ridotti in misura tanto maggiore quanto più grande era la quantità di pistacchi consumati. Il consumo di pistacchi ha avuto un effetto benefico sull’assorbimento dei grassi e ha promosso una diminuzione dei livelli di colesterolo LDL ossidato. Inoltre, nei soggetti che avevano seguito le diete ricche di pistacchio sono stati rilevati livelli maggiori di luteina, beta-carotene e gamma-tocoferolo nel siero. Si ritiene che la luteina possa ridurre il rischio di malattie cardiovascolari riducendo il livello di LDL ossidato.

Quindi, i risultati hanno suggerito che l’inclusione dei pistacchi in una dieta sana riduce il rischio di malattie cardiovascolari. I ricercatori pensano che questo risultato si ottenga sia grazie alla diminuzione della concentrazione del colesterolo cattivo LDL, che all’aumento nel siero degli antiossidanti leuteina e gamma tocoferolo.
Concludono dicendo che, a causa degli effetti benefici su più fattori di rischio cardiovascolare, ci si aspetta di ridurre il rischio cardiovascolare globale al di là di quanto ottenuto con la diminuzione del colesterolo LDL.

Fonte articolo: http://jn.nutrition.org/cgi/content/short/140/6/1093