Articoli del mese aprile, 2010

Parkinson:la carenza di vitamina B6 puó aumentare il rischio

parkinsonscoverfotoDal Giappone, un nuovo studio pubblicato sul “British Journal of Nutrition” indica che livelli insufficienti di vitamina B6 possono aumentare del 50% il rischio di malattia di Parkinson.

È stato condotto uno studio caso-controllo che ha coinvolto 249 persone affette da Parkinson e 368 persone sane. Al fine di valutare il consumo di alcune delle vitamine del gruppo B (vitamina B6, B12, folato e riboflavina) è stato utilizzato un valido questionario dietetico, auto-amministrato, semiquantitativo. Dall’analisi dei dati non è stata osservata alcuna relazione tra la malattia Parkinson e il folato, la vitamina B12 e la riboflavina. Solamente il basso consumo di vitamina B6  risultava associato ad un aumentato rischio della malattia. I ricercatori asiatici hanno scoperto che l’associazione fra il consumo della vitamina B6 e il Parkinson è dovuta all’omocisteina, un amminoacido che ha effetti tossici nei confronti delle cellule cerebrali.

Questo non è il primo studio che ha riscontrato un’associazione tra il consumo di vitamina B6 e il rischio di malattia di Parkinson. Nel 2006 alcuni ricercatori dell’Erasmus Medical Center a Rotterdam, in Olanda, hanno osservato che le persone che avevano consumato quotidianamente circa 230.9 microgrammi di vitamina B6 avevano un rischio minore del 54% di sviluppare la malattia rispetto alle persone che ne avevano consumato quotidianamente 185.1 microgrammi. Questo studio ha coinvolto la partecipazione di 5.289 persone di oltre 55 anni di età.
Al contrario, un altro studio statunitense aveva concluso che non vi era alcun legame tra questa vitamina e il rischio di Parkinson.

Ad ogni modo, i ricercatori dello studio giapponese sostengono che le loro ricerche non danno una conferma ma indicano che sono necessari ulteriori studi per poter verificare e comprendere come un aumento del consumo di vitamina B6 possa realmente ridurre il rischio di sviluppare la malattia.

Per poter leggere gli abstract dei due articoli sopra citati cliccare sui seguenti links:

http://www.neurology.org/cgi/content/abstract/67/2/315

http://journals.cambridge.org/action/displayAbstract?fromPage=online&aid=7428976&fulltextType=RA&fileId=S0007114510001005

Broccoli: protezione dai danni cutanei provocati dai raggi UV

germogli-fresci-di-broccoli-tutti-i-giorni-a-protezione-dello-stomacoUn nuovo studio afferma che gli estratti a base di germogli di broccoli possono proteggere la pelle dai danni cutanei provocati dall’esposizione ai raggi UV e possono ridurre il rischio di contrarre il cancro alla pelle. I ricercatori del Johns Hopkins University hanno pubblicato i risultati dello studio nel “Photochemistry & Photobiological Sciences”.

Ai fini dello studio sono stati esaminati dei topi senza peli, i quali sono stati esposti per 17 settimane a radiazioni UV e sono stati divisi in due gruppi: un gruppo riceveva estratti a base di germogli di broccoli mentre l’altro gruppo non li riceveva. I topi che sono stati alimentati per 13 settimane con estratti di broccoli, rispetto ai topi che non erano stati alimentati con broccoli ma ai quali veniva applicato un agente protettivo standard, avevano un rischio minore del 25% di sviluppare il tumore alla pelle in conseguenza dell’esposizione ai raggi UV. Inoltre il tumore sviluppato dai topi che erano stati alimentati con i  broccoli risultava del 70% più piccolo.

I germogli di broccolo, il cavolo, la verza e i cavoletti di Bruxelles,  tutti vegetali che dovrebbero essere presenti con più frequenza sulle nostre tavole, contengono dei composti che sono potenti anticancerogeni. Il principale anticancerogeno presente nei broccoli è denominato sulforafano. Questo composto sarebbe  in grado di inibire l’espressione di geni responsabili dell’invecchiamento cellulare e impedire la formazione di radicali liberi.

Studi futuri potrebbero dare ulteriori risultati a consolidamento dei dati attuali, in particolare studi effettuati su esseri umani, permettendo cosi che l’effetto di protezione  dai danni cutanei provocati dai raggi UV entri nella lunga lista dei poteziali benefici dei broccoli e dei suoi estratti.

Potete trovare l’abstract dell’articolo cliccando sul seguente link:
http://www.rsc.org/publishing/journals/PP/article.asp?doi=b9pp00130a

Succo d’arancia: un possibile scudo dagli effetti dannosi dei cibi molto grassi

orange-juice Un nuovo studio americano afferma che i flavonoidi presenti nel succo d’arancia sono in grado di neutralizzare gli effetti dannosi dovuti al consumo di pasti con alto contenuto di grassi e di carboidrati. Secondo i ricercatori, guidati dal Prof. Paresh Dandona, sembra che i possibili benefici del succo d’arancia siano dovuti all’elevato contenuto dei flavonoidi naringenina ed esperidina.
I ricercatori dell’Univeristà di Buffalo hanno riportato nell’”American Journal of Clinical Nutrition” che tali flavonoidi sono stati individuati perchè esercitavano un’azione antiossidante e riducevano il grado d’infiammazione provocata dal consumo dei pasti tipo fast-food.

Allo studio hanno partecipato 30 persone, uomini e donne, in buono stato di salute, con un peso corporeo normale e con un’età compresa tra i 20 e i 40 anni. I partecipanti sono stati assegnati casualmente a tre diversi gruppi di 10 persone. Tutti i gruppi consumavano pasti ricchi di grassi e carboidrati. La differenza stava nel consumo di bevande: mentre un gruppo beveva acqua durante i pasti, l’altro beveva un succo d’arancia non ottenuto da concentrato e un terzo gruppo consumava una bevanda zuccherata.

Dall’analisi dei campioni di sangue si è visto che in tutti gruppi si produceva un aumento dei livelli dei radicali liberi, peró questo aumento risultava significativamente minore nel gruppo che aveva consumato il succo d’arancia durante i pasti.  Inoltre, nei due gruppi che avevano consumato acqua e bevande zuccherate durante i pasti, a differenza del gruppo che beveva succo d’arancia, i ricercatori hanno notato un aumento nel sangue dei componenti chiamati toll-like receptors (TLRs). Questi elementi TLRs giocano un ruolo importante nello sviluppo dei processi d’infiammazione, dell’arteriosclerosi, dell’obesità e della resistenza all’insulina.

Husam Ghanim, il primo autore di questo studio, afferma che per la prima volta si é dimostrato che, bevendo succo d’arancia durante il consumo di  pasti con alto contenuto di carboidrati e di grassi, è possibile prevenire l’aumento di agenti che favoriscono l’infiammazione.  Questo risultato è molto importante poichè è risaputo che alti livelli di trigliceridi e di glucosio possono portare allo sviluppo di eventi cardiovascolari.

Ad ogni modo, il consumo regolare di pasti ricchi di grassi produce un’infiammazione permanente e in questo caso bere un succo d’arancia non ci salva dal rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. La scelta più saggia è quella di consumare cibi sicuri,  salutari e che non siano proinfiammatori.

Potete trovare l’abstract di questo articolo sul seguente link:
http://www.ajcn.org/cgi/content/abstract/91/4/940