Articoli del mese novembre, 2009

Non tutte le Sindromi Metaboliche sono uguali…

metabolic-syndrome1-300x252 Un’ indagine condotta su 3.000 persone, partecipanti al Framingham Offspring Study, nell’arco di 12 anni ha evidenziato che la prevalenza di Sindrome Metabolica (definita secondo i criteri del Adult Treatment Panel III) era aumentata di oltre il 70% ma che l’importanza della nuova diagnosi aveva una valenza differente nei vari casi.

I rischi cardiovascolare e di mortalità, in realtà, variano tra coloro i quali presentano differenti associazioni dei 5 fattori di rischio qualificanti la sindrome e solamente due specifiche associazioni sembra che aumentino significativamente i rischi: una è caratterizzata da dislipidemia e l’altra da adiposità addominale ed alterato metabolismo glucidico, in entrambi i casi in associazione con ipertensione.

Ciò significa che può essere diagnosticata una sindrome metabolica, caratterizzata da una triade di fattori di rischio, che però può non essere predittiva di un aumentato rischio cardiovascolare e di mortalità.

Si tratta ancora solamente di uno studio osservazionale di una popolazione limitata che non presenta una diversità etnica accentuata. In ogni caso, un’interpretazione è che l’ombrello della sindrome metabolica possa coprire molte popolazioni clinicamente differenti e un’altra è che alcune associazioni dei cinque fattori di rischio possano rappresentare dei markers per una traiettoria a rischio clinico più elevato in determinati tipi di pazienti.

Sembra che possano esistere specifici fenotipi “sindrome-metabolica” che avrebbero un più elevato livello di rischio. Pertanto uno studio più allargato darà sicuramente maggiori indicazioni ed augurabilmente
qualche certezza.

Potete leggere e scaricare liberamente l’articolo cliccando sul seguente link:

http://circ.ahajournals.org/cgi/reprint/120/20/1943

Cioccolato Nero: Anti-Stress!

dark-chocolate-bathConsumando 40 grammi al giorno di cioccolato nero, per due settimane, si può combattere lo stress e ottenere effetti benefici a livello metabolico e della flora intestinale.
Lo afferma uno studio recentemente pubblicato sul “Journal of Proteome Research”, i cui risultati mostrano che mangiando quotidianamente cioccolato nero si possono ridurre i livelli degli ormoni dello stress nei soggetti molto ansiosi.

Durante lo studio, per poter valutare i cambi metabolici associati al consumo di 40 grammi al giorno di cioccolato nero,  i ricercatori hanno osservato i campioni di sangue e di urina di 30 soggetti adulti sani, per due settimane.

I cambi metabolitici sono stati valutati utilizzando il metodo della spettroscopia di risonanza magnetica nucleare (NMR) e la spettroscopia di massa (MS) ed è stato somministrato un questionario psicologico per  poter dividere i partecipanti in gruppi a seconda della maggiore o minore ansietà.

Alla fine dello studio si è osservata una reale diminuzione dei livelli degli ormoni dello stress nei campioni esaminati. I ricercatori hanno visto che il cioccolato nero diminuiva l’escrezione urinaria degli ormoni cortisolo e catecolamina (ormoni dello stress).

I soggetti molto ansiosi presentano un profilo metabolico distinto, con differente energia omeostatica, differente metabolismo ormonale e differente attività della flora intestinale. In questo studio i ricercatori hanno notato che il cioccolato nero ha in parte normalizzato queste differenze dovute allo stress.

Sono numerosi gli studi che negli ultimi anni hanno messo in evidenza i potenziali benefici sulla salute dei componenti del cioccolato.  Per esempio, i flavonoidi presenti nel cacao sono spesso stati associati a un miglioramento della salute cardiovascolare grazie al mantenimento della pressione sanguigna, migliorando la funzione endoteliale e diminuendo la presenza di stati trombotici, infiammatori e ossidativi.
Purtroppo il meccanismo d’azione dei componenti bioattivi del cioccolato a livello molecolare è ancora poco conosciuto.

Di seguito vi riporto il link dove trovare l’abstract:

http://pubs.acs.org/doi/abs/10.1021/pr900607v

La Dieta Mediterranea protegge dalla depressione

dieta-mediterranea2La dieta mediterranea, si è già visto, puó proteggere da malattie cardiache e cancro, ma, secondo un nuovo studio realizzato da ricercatori spagnoli dell’Università di Las Palmas de Gran Canaria in collaborazione con l’Università di Navarra a Pamplona, ha effetti benefici anche contro l’insorgere della depressione.

La ricerca, pubblicata da “Archives of General Psychiatry”, si è basata sullo studio di 10.094 volontari, tutti individui sani e di entrambi i sessi, in un periodo di tempo che va dal 1999 al 2005.

Per verificare un possibile nesso tra dieta mediterranea e protezione da disturbi depressivi, i volontari sono stati sottoposti ad una serie di questionari che rilevavano l’aderenza alla dieta mediterranea nella loro alimentazione, per poi essere successivamente monitorati. Gli scienziati hanno così riscontrato 480 casi di depressione (156 uomini, 324 donne). Ma coloro che seguivano in modo più fedele la dieta mediterranea hanno mostrato un rischio di ammalarsi inferiore del 30% rispetto ai coetanei che invece seguivano una dieta meno salutare.

Il meccanismo protettivo di questo regime alimentare resta ancora da capire; forse, affermano gli esperti,è merito dei grassi insaturi (come quelli dell’olio d’oliva) che sono in grado di rendere meno gravi i sintomi della malattia o forse è l’azione sinergica di più elementi a far bene alla psiche.

I ricercatori dicono che sono necessari studi più ampi per poter confermare questi risultati e poter così valutare correttamente l’associazione tra dieta mediterranea e prevenzione della depressione, anche se la correlazione inversa tra menù mediterraneo e depressione risulta forte.

Per leggere l’abstract cliccare sul seguente link:

http://preview.ncbi.nlm.nih.gov/sites/entrez