Olio di pesce contro il tumore al seno

omega_31Si sono aperte nuove prospettive per l’olio di pesce, le cui benefiche proprietà sono già note, soprattutto come vero toccasana per il cervello. Oggi si sta attribuendo alla sostanza anche un efficace potere protettivo nei confronti del tumore al seno.

Donne in post-menopausa che hanno assunto regolarmente integratori alimentari a base di olio di pesce negli ultimi dieci anni, presentano un rischio minore di sviluppare un tumore al seno. Sembra che l’olio di pesce possa proteggere l’organismo femminile da questo tumore, riducendo di ben 1/3 la probabilità di sviluppare la malattia.

Lo afferma uno studio osservazionale condotto dal centro di ricerca sul cancro “Fred Hutchinson” di Seattle, in Washington, i cui risultati sono stati pubblicati su Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention, una rivista dell’American Association for Cancer Research.

Allo studio hanno partecipato 35.016 donne dello stato di Washington, tutte in post-menopausa con un’ età compresa tra i 50 e i 76 anni, e senza alcun precedente di tumore al seno. Dopo sei anni di osservazione i ricercatori hanno concluso che le donne che avevano consumato regolarmente degli integratori  a base di olio di pesce, i quali contengono grandi quantità di acidi grassi omega-3 (EPA e DHA), avevano circa il 32% di probabilità in meno rispetto alle altre di sviluppare una forma cancerosa al seno.

I risultati osservati hanno riguardato soprattutto il carcinoma duttale invasivo, che si sviluppa all’interno delle cellule di rivestimento dei dotti del seno e che rappresenta il cancro al seno più diffuso.

La ricercatrice Emily White sostiene che buona parte del merito andrebbe attribuito alla grande quantità di acidi grassi omega-3 presenti negli integratori di olio di pesce, quantità molto più elevate rispetto a quelle che si possono ottenere dalla dieta della maggior parte delle persone. La teoria è che l’olio di pesce possa ridurre l’infiammazione che contribuisce allo sviluppo del tumore.

Si tratta di risultati importanti, dato l’elevato numero di donne e di uomini (anche se quest’ultimi in percentuale nettamente inferiore) che soffrono ogni anno di questo tipo di tumore. Questi risultati potrebbero essere molto utili come base da cui partire per poter preparare una possibile cura. Sono comunque necessarie ulteriori ricerche.

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http://cebp.aacrjournals.org/content/19/7/1696.abstract

L’importanza della vitamina D nelle donne in gravidanza

gravidanza-donna-fioreSecondo una ricerca inglese, le donne  in gravidanza dovrebbero consumare vitamina D.

I ricercatori inglesi dell’University College London Institute of Child Health, che hanno pubblicato i risultati del loro studio nel British Journal of Nutrition, affermano infatti che il consumo di supplementi di vitamina D  avrebbe effetti benefici  per le donne in gravidanza, riducendo il rischio di malattie nei nascituri come il rachitismo e la ipocalcemia infantile.

La vitamina D è una vitamina liposolubile e può essere acquisita sia con l’ingestione che con l’esposizione alla luce solare. Nel periodo della gravidanza, è necessario aumentare l’apporto di tale vitamina. Il fabbisogno giornaliero di Vitamina D si aggira intorno ai 10 µg, e non è facile assumerla con la dieta quotidiana.  La Vitamina D è necessaria al feto per sviluppare lo scheletro, ma se la dieta della madre non contiene una quantità sufficiente di calcio, sia il feto che la madre possono subire dei danni.

Durante lo studio, gli scienziati hanno rilevato che l’Inghilterra era l’unico paese, su 31  paesi esaminati, che non raccomandava il consumo di supplementi di vitamina D alle donne in gravidanza. La Dr.ssa Elina Hypponen afferma che è inaccettabile l’elevata incidenza della carenza di vitamina D nelle donne in gravidanza in Inghilterra. Tale carenza si presenta soprattutto durante la stagione invernale e  primaverile ed è dovuta alla mancanza di esposizione al sole e alle limitazioni di una dieta media che cerca, ma non soddisfa, i fabbisogni ottimali.

La Dr.ssa continua dicendo che nella maggioranza dei casi più gravi, la carenza della vitamina durante la gravidanza può risultare molto rischiosa per i nuovi nati e può portare anche alla morte. I ricercatori, quindi, raccomandano un consumo giornaliero di supplementi della vitamina D durante la gravidanza: in tal modo si potrà diminuire notevolmente il numero delle madri che soffrono di questa carenza, riducendo di conseguenza i seri rischi a cui vanno incontro i loro bambini.

I ricercatori hanno anche sottolineato l’importanza della vitamina D in particolare nelle donne con pelle scura, dato che lo scarso assorbimento della luce solare causa una bassa produzione della vitamina.

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http://journals.cambridge.org/action/displayAbstract?fromPage=online&aid=7829172

Aglio e cipolla facilitano l’assorbimento dei minerali

agliocipolla450-2-morguefilesAglio e cipolla possono aumentare, di quasi 7 volte, la capacità del nostro organismo di assorbire il ferro e lo zinco presenti nei cereali.

Una nuova ricerca del Technological Research Institute (del Mysore, India), i cui risultati sono stati recentemente pubblicati sul Journal of Agricultural and Food Chemistry, ha dimostrato che il consumo di aglio e cipolla insieme ai cereali aumentava l’assorbimento del ferro di circa il 70%, mentre per quanto riguarda lo zinco l’aumento poteva raggiungere il 160%.

I ricercatori, coordinati dal dottor Krishnapura Srinivasan, hanno utilizzato un modello del tratto gastrointestinale, simulando il passaggio del cibo attraverso l’intestino e la digestione. A tale scopo, hanno utilizzato due tipi di cereali (riso e grano sorgo) e due tipi di legumi secchi (ceci e fagioli mungo), sia crudi che cotti, insieme a quantitativi modesti di aglio (da 0,25 a 0,50 grammi ogni 10 grammi di cereali) e cipolla (da 1,5 a 3 grammi ogni 10 grammi di cereali).

I risultati hanno mostrato che in presenza di entrambi i bulbi, cipolla ed aglio, si è prodotto un notevole aumento dell’assorbimento del ferro (70%) da entrambi i cereali, sia in forma cotta che cruda.  Riguardo all’assorbimento dello zinco, i dati hanno mostrato variabilità: un aumento dal 10,4 al 159,4% in concomitanza dell’assunzione dei cereali, e dal 9,8 al 49,8% con i legumi.

Gli studiosi spiegano che il probabile meccanismo che ha provocato questo aumento dell’assorbimento è dovuto all’alto conenuto di zolfo di cipolla e di aglio. È stato dimostrato in precedenti esperimenti di laboratorio che gli zolfo-aminoacidi, come la cisteina, migliorano lo stato di questi minerali.

La carenza di ferro colpisce circa un terzo della popolazione mondiale, con circa due miliardi di persone anemiche. La carenza di zinco colpisce circa il 30% della popolazione mondiale.
Queste carenze nascono soprattutto dalla scarsa biodisponibilità di questi minerali negli alimenti: in altre parole il nostro organismo non riesce ad assorbirli facilmente e quindi vengono assorbiti molto poco.

Poiché i cereali (riso, frumento, orzo, grano saraceno, avena, segale, ecc…) rappresentano l’alimento principale della nostra dieta, questi risultati assumono una grande importanza, considerato il notevole contributo che possono offrire alla lotta contro due delle più grandi deficienze presenti nel mondo.
I dati ottenuti, infatti, potranno essere utilizzati per programmare nuove strategie alimentari allo scopo di aumentare l’assorbimento di questi minerali e contribuire cosí al miglioramento della salute umana.

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http://pubs.acs.org/doi/abs/10.1021/jf100716t

Vitamina B6 e metionina riducono il rischio di cancro ai polmoni

21062006123314_lungUn nuovo studio effettuato su 400,000 persone, inclusi fumatori ed ex-fumatori, suggerisce che elevati livelli di vitamina B6 nel sangue possono ridurre del 50% il rischio di contrarre cancro ai polmoni. Inoltre, è stato osservato che anche la metionina,  un amminoacido essenziale presente nella maggior parte delle proteine, sarebbe in grado di ridurre tale rischio.

A indicarlo è uno studio condotto dai ricercatori dell’International Agency for Research on Cancer con sede a  Lione (Francia), che a tale scopo hanno utilizzato i dati ottenuti dalla donazione del sangue di 385,747 partecipanti al progetto Europeo EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition).

Dall’analisi di questi dati, i ricercatori, coordinati da Paul Brennan, hanno osservato che alti livelli di vitamina B6 nel sangue risultavano associati a un minor rischio di cancro al polmone. Simili risultati sono stati osservati per alti livelli di metionina, un amminoacido essenziale. Questa diminuzione del rischio è stata osservata sia nei fumatori che negli ex fumatori, così come in persone che non hanno mai fumato.

Per i ricercatori, quindi, questa notevole diminuzione, sia nei fumatori che negli ex fumatori, farebbe pensare che alti livelli ematici di vitamina B6 e di metionina possano essere associati ad una diminuzione fino al 50% del rischio di contrarre un cancro ai polmoni. Inoltre, è stato notato che anche il folato può avere effetti  benefici e che alti livelli di folato combinati con la metionina e la vitamina B6 erano associati ad un 66% di riduzione del rischio di cancro ai polmoni.

Precedenti ricerche avevano indicato che deficienze di vitamine del complesso B potevano portare ad un aumento del rischio di danni al DNA e quindi a mutazioni nei geni. Dato il loro coinvolgimento nel mantenimento dell’integrità del DNA e dell’espressione genetica, questi nutrienti svolgono un ruolo potenzialmente importante nell’inibizione dello sviluppo del cancro e offrono la possibilità di ridurne il rischio attraverso cambiamenti nella dieta.

La prevenzione rappresenta un fattore di grande importanza, nonché la migliore arma da utilizzare nella battaglia contro le malattie. I ricercatori  ci tengono a sottolineare che  i risultati ottenuti con la prevenzione contro il cancro ai polmoni non devono distrarre dalla necessità di ridurre il numero dei fumatori, poiché è questa la prima vera battaglia nella prevenzione.

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http://jama.ama-assn.org/cgi/content/short/303/23/2377

Tè e caffè salutari per il cuore

caffe_teSecondo un nuovo studio olandese, consumando da 3 a 6 tazze di tè al giorno è possible ridurre il rischio di mortalità per malattie cardiache. I risultati sono stati pubblicati su “Arteriosclerosis, Thrombosis, and Vascular Biology” e hanno mostrato che si ottengono benefici simili anche per quanto riguarda il caffè.

Ai fini dello studio i ricercatori olandesi hanno somministrato un questionario per quantificare il consumo di tè e caffè delle 37,514 persone che hanno partecipato alla coorte olandese dello studio europeo EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition).

Durante lo studio, durato 13 anni, sono stati registrati 1,881 casi di malattie cardiovascolari, dei quali 563 ictus e 1,387 malattie cardiache. I decessi sono stati 70 per ictus e 123 per malattie cardiache.

Dall’analisi dei dati, i ricercatori hanno concluso che bere 3-6 tazze di tè al giorno era associato ad un rischio ridotto del 45% di morte per malattie cardiache, mentre più di 6 tazze era associato ad un rischio ridotto del 36%, in entrambi i casi rispetto al consumo di meno di una tazza al giorno. I partecipanti avevano consumato maggiormente tè nero.

Sono stati osservati risultati simili anche per il caffè: il consumo modesto di 2-4 tazze al giorno era associato ad un rischio ridotto del 20% di contrarre malattie cardiache rispetto a chi beve meno di due o più di quattro tazze.

I ricercatori olandesi hanno ipotizzato che i benefici associati al tè e al caffè possono essere legati agli antiossidanti contenuti in queste bevande, in particolare i flavonoidi del tè. Purtroppo, il meccanismo con cui queste sostanze agiscono non è ancora conosciuto.

Nel campo della ricerca è molto aumentato l’interesse verso il tè e il caffè,  mentre sono sempre più numerose le pubblicazioni scentifiche che riferiscono i loro potenziali benefici.

Per leggere l’abstract dello studio cliccare sul seguente link:
http://atvb.ahajournals.org/cgi/content/abstract/ATVBAHA.109.201939v1

L’olio di oliva ritarda l’invecchiamento

olio-extra-vergine-d-olivaI benefici dell’olio di oliva possono essere utilizzati come terapia anti-invecchiamento.

Lo affermano i ricercatori spagnoli dell’Università di Granada (UGR), che in collaborazione con l’Istituto di Biochimica dell’Università Politecnica delle Marche (Italia), con gli specialisti del Complesso Ospedaliero di Jaen e con l’Università di Lleida (Spagna), hanno osservato e dimostrato gli effetti benefici dell’olio di oliva vergine contro l’invecchiamento.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista ‘Mechanisms in Ageing and Development‘ e hanno mostrato come i topi che erano stati alimentati con olio di oliva vivessero più a lungo rispetto ad altri topi a cui era stata somministrata una dieta basata sull’olio di girasole.

I ricercatori dell’Università di Granada hanno cercato di stabilire quali sono i possibili meccanismi molecolari attraverso i quali l’olio di oliva vergine, consumato da solo o supplementato con l’antiossidante coenzima Q, esercita la sua influenza positiva contro l’invecchiamento, il quale provoca dei cambiamenti nella struttura e nella funzione della cellula.

In particolare, hanno cercato di capire se esiste una relazione tra il tipo di grassi consumati e il funzionamento cellulare. Nello specifico, lo studio cerca di scoprire in che modo l’olio di oliva interagisce con i mitocondri, organuli cellulari che si occupano della produzione di energia. A questo proposito, sono stati studiati gli effetti dei grassi su tre livelli: lo stress ossidativo, la funzionalità dell’organulo e la sua struttura. José Luis Quiles, responsabile della ricerca,  afferma e assicura che una dieta basata sull’olio di oliva fa sì che durante la vecchiaia si accumulino meno danni su questi tre livelli.

Durante lo stress ossidativo nella cellula si producono i radicali liberi, che se prodotti in eccesso risultano dannosi per l’organismo. Questi agenti vengono generati durante il processo di combustione dei grassi per produrre energia e una volta liberi bruciano tutto ciò che toccano, danneggiando i tessuti del corpo. L’olio di oliva riduce lo stress ossidativo e quindi la generazione dei radicali liberi, facendo sì  che i tessuti invecchino più lentamente.

Per poter validare le loro conclusioni, i ricercatori hanno nutrito dei topi con diete che differivano nel tipo di fonte di grassi (olio di oliva, olio di girasole e olio di pesce, da soli o supplementati con il coenzimaQ) per tutta la durata della loro vita. Se l’animale aveva consumato maggiormente un certo tipo di grassi per tutta la sua vita, la composizione delle membrane delle sue cellule rispecchiava questo tipo di grassi. Si è osservato che l’olio di oliva vergine, comparato ad altri tipi di grassi come l’olio di girasole, genera una condizione di salute a livello dei mitocondri e dello stress ossidativo che contribuisce a ritardare la comparsa dei segni dell’invecchiamento.

I ricercatori, grazie all’elaborazione delle curve di sopravvivenza, hanno constatato che i topi che consumavano solo olio di oliva vivevano più tempo rispetto agli altri topi. Allo stesso tempo, hanno osservato che, supplementando la dieta basata sull’olio di girasole con coenzima Q, si ottenevano gli stessi benefici che con l’olio di oliva. Al contrario, secondo i ricercatori, se supplementato con il coenzima Q, l’olio di oliva non migliora la sua azione benefica.

Pertanto, il Dr. Quiles  sottolinea che gli esperimenti rivelano che, seguendo un’alimentazione varia e basata sull’olio di oliva vergine,  non è necesario supplementare la propia dieta con il coenzima Q, dato che quest’ultimo non aggiunge alcun effetto benefico e potrebbe invece risultare controproducente andando a  rompere i fragili equilibri della cellula.

Per poter leggere l’abstract dell’articolo cliccare sul seguente link:

http://www.sciencedirect.com…

Pistacchi: un toccasana per il cuore!

L’introduzione dei pispistacchi-verdi-di-brontetacchi nella propria dieta ha un effetto benefico sul cuore, riducendo il rischio di malattie cardiovascolari.
Lo afferma un nuovo studio effettuato dai ricercatori della Pennsylvania State University, i quali hanno osservato come una dieta che comprenda anche i pistacchi sia salutare per il sistema cardiovascolare, riducendo i livelli di colesterolo LDL, quello “cattivo”. Il merito sembra essere degli antiossidanti contenuti nel seme, per la loro capacità di agire contro lo stress ossidativo.
I risultati di questo studio sono stati pubblicati nel “The Journal of Nutrition” e si aggiungono al numero crescente di studi che hanno già mostrato gli effetti salutari di una dieta contenente frutta a guscio come  noci, macadamia e  mandorle,  con potenziali benefici sulla salute e in particolare sul cuore.  È da sottolineare, però, che il pistacchio, rispetto agli altri tipi di frutta a guscio, possiede una  maggiore capacità antiossidante e contiene grandi quantità di luteina, beta-carotene (vitamina A) e gamma-tocoferolo (vitamina E).

Allo studio, condotto dalla Pennsylvania State University, hanno partecipato 10 uomini e 18 donne con moderati alti livelli di colesterolemia e di età compresa fra 35–61 anni.
Inizialmente i  partecipanti hanno seguito una dieta basica di tipo occidentale per due settimane. Successivamente i ricercatori hanno assegnato casualmente tre tipi differenti di dieta da seguire per quattro settimane: la prima dieta, quella di riferimento, era povera di grassi e non prevedeva pistacchi, mentre le altre due contenevano, rispettivamente,  32–63 grammi e 63–126 grammi di pistacchi al giorno.

Dopo un mese, nei soggetti che avevano seguito la dieta contenente pistacchi, i livelli di colesterolo si erano ridotti in misura tanto maggiore quanto più grande era la quantità di pistacchi consumati. Il consumo di pistacchi ha avuto un effetto benefico sull’assorbimento dei grassi e ha promosso una diminuzione dei livelli di colesterolo LDL ossidato. Inoltre, nei soggetti che avevano seguito le diete ricche di pistacchio sono stati rilevati livelli maggiori di luteina, beta-carotene e gamma-tocoferolo nel siero. Si ritiene che la luteina possa ridurre il rischio di malattie cardiovascolari riducendo il livello di LDL ossidato.

Quindi, i risultati hanno suggerito che l’inclusione dei pistacchi in una dieta sana riduce il rischio di malattie cardiovascolari. I ricercatori pensano che questo risultato si ottenga sia grazie alla diminuzione della concentrazione del colesterolo cattivo LDL, che all’aumento nel siero degli antiossidanti leuteina e gamma tocoferolo.
Concludono dicendo che, a causa degli effetti benefici su più fattori di rischio cardiovascolare, ci si aspetta di ridurre il rischio cardiovascolare globale al di là di quanto ottenuto con la diminuzione del colesterolo LDL.

Fonte articolo: http://jn.nutrition.org/cgi/content/short/140/6/1093

Licopene: effetto protettivo contro l’asma

sinfonia_licopene1Il licopene è un carotenoide presente soprattutto nei pomodori, nei quali rappresenta il 60% del contenuto totale in carotenoidi. La quantità di licopene è influenzata dal livello di maturazione del pomodoro: è stato calcolato infatti che nei pomodori rossi e maturi sono presenti 50 mg/kg di licopene, mentre la concentrazione scende a 5 mg/kg nelle varietà gialle.

Molti studi hanno mostrato che il licopene è un antiossidante che in entrambe le forme, sintetica e naturale,  ha effetti benefici, tra gli altri, su cuore, pressione sanguigna, prostata, osteoporosi e pelle.

Secondo un recente studio condotto dai ricercatori dell’Università di Newcastle, il consumo di integratori di licopene può  proteggerci dal rischio di sviluppare malattie infiammatorie polmonari e ridurre così il rischio di sviluppare l’asma. I risultati dello studio, pubblicati sul “The Journal of Nutritional Biochemistry”, hanno mostrato che questi carotenoidi sono in grado di ridurre la risposta infiammatoria delle citochine nei polmoni dei topi studiati, riducendo di due volte il numero degli eosinofili, che sono le cellule bianche del sangue associate alla risposta immunitaria nelle allergie o nell’asma.

I ricercatori, guidati dal dott. Paul Foster, ai fini dello studio hanno utilizzato un modello animale per poter studiare gli effetti del licopene sulle malattie allergiche dell’apparato respiratorio e l’asma. I topi utilizzati nello studio sono stati divisi in due gruppi: a entrambi i gruppi è stata fatta seguire una dieta normale con acqua, ma ad un gruppo è stata anche somministrata una dose giornaliera di Licopene (Lyc-O-Mato) che corrisponde a 50 mg di dose per un uomo. Successivamente, a tutti i topi è stata fatta inalare ovalbumina, una sostanza che ha indotto nei loro polmoni sintomi polmonari simili a quelli dell’asma.
L’analisi dei risultati ha mostrato che la supplementazione di licopene ha ridotto gli infiltrati eosinofili nel fluido polmonare, nei tessuti e nel sangue. Inoltre i ricercatori hanno osservato che i livelli delle citochine responsabili dell’infiammazione IL-4 e IL-5 risultavano ridotti nel gruppo che era stato supplementato con licopene, mentre risultavano aumentati nel gruppo non supplementato.

I ricercatori hanno scritto «Questo studio fornisce la prova che la supplementazione dietetica con licopene, prima e durante l’insorgenza di malattie allergiche delle vie aeree, può essere di beneficio clinico nel ridurre le infiltrazioni nei polmoni. Inoltre, la supplementazione con licopene riduce sia le infiammazioni allergiche nei polmoni che quelle sistemiche, grazie alla riduzione della  risposta delle chitochine»; e concludono dicendo «Il licopene quindi può avere un effetto protettivo contro l’asma».

Potete trovare l’abstract dello studio cliccando sul seguente link:

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Resveratrolo: può combattere la colite cronica

bottiglia-vino-rossoSecondo un  nuovo studio spagnolo dell’Università di Siviglia, pubblicato sul “European Journal of Pharmacology”, assumendo giornalmente integratori di resveratrolo si possono attenuare e combattere i sintomi della colite cronica.

Il resveratrolo è un polifenolo naturale presente in molti di tipi di frutta e verdura ed in particolare nell’uva e nel vino rosso. Numerosi e recenti studi hanno evidenziato le sue proprietà antiossidanti e anticancerogene, ma soprattutto i suoi effetti antinfiammatori e i suoi benefici cardiovascolari.

L’obiettivo degli autori dello studio spagnolo è quello di indagare sulla possibile attività antiulcerosa del resveratrolo nel trattamento della colite cronica indotta dal Dextran Sulfate Sodium (DSS). Essi fanno notare che nessuna precedente ricerca aveva analizzato la possibile relazione tra resveratrolo e colite cronica, proponendosi così l’obiettivo di esaminare gli effetti protettivi/preventivi del consumo quotidiano di resveratrolo sulla colite indotta dal Dextran Sulfate Sodium (DSS), per aiutare ad identificare e convalidare nuove terapie per il trattamento delle malattie infiammatorie intestinali (IBD). La IBD è una patologia cronica dovuta a un’infiammazione incontrollata della mucosa intestinale che può danneggiare parte del tratto intestinale.

Ai fini dello studio, alcuni topi sono stati suddivisi in due gruppi alimentati con diete differenti: un gruppo veniva alimentato con una dieta standard mentre l’altro gruppo veniva alimentato con una dieta che includeva 3mg/kg (3mg al giorno per chilo di peso) di resveratrolo. La scelta di questa dose di resveratrolo era basata sull’analisi di precedenti studi ed è equivalente a 0.429 mg/kg al giorno negli uomini (30 mg di resveratrolo in una persona di 70 kg).

Dopo 30 giorni, nei topi veniva provocata la colite acuta mediante l’esposizione al 3% di DSS (Dextran Sulfate Sodium) per cinque giorni. Dopo altri 21 giorni la colite da acuta si era trasformata in cronica.

I risultati hanno rivelato che l’assunzione quotidiana di integratori di resveratrolo ha ridotto la gravità e l’estensione del danno provocato dalla colite cronica. Si è anche evidenziato che il resveratrolo ha ridotto i segni clinici che vengono prodotti dal processo infiammatorio. I segni clinici significativamente ridotti erano la perdita di peso, la diarrea e il sanguinamento rettale.

«I nostri risultati hanno dimostrato che il gruppo di polifenoli ha attenuato in modo significativo i segni clinici […] e ha migliorato i risultati dell’indice di attività della malattia e il punteggio relativo all’infiammazione», hanno scritto i ricercatori.

Nel gruppo dei topi a cui veniva somministrato resveratrolo i ricercatori hanno anche notato un’attenuazione dei segni morfologici del danno cellulare. Nella mucosa del colon si è osservata una riduzione nelle aree di desquamazione delle cellule epiteliali e nell’infiltrazione delle cellule infiammatorie, mentre alcune aree di epitelio risultavano intatte.

Il risultato più importante è la riduzione della mortalità nei topi a cui era stato somministrato resveratrolo, dato che tutti sopravvivevano allo studio, mentre del gruppo di topi alimentati con una dieta standard sopravviveva solo il 40%. I ricercatori, analizzando i risultati del loro studio, suggeriscono che gli effetti antinfiammatori del resveratrolo avvengono probabilmente tramite la modulazione di citochine e la riduzione dell’espressione genica nella mucosa colonica di PGES-1, COX-2 e iNOS. Anche se il meccanismo con cui agisce non è ancora chiaro, le sue proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antinfettive possono svolgere un ruolo chiave.

Gli autori dello studio, quindi, concludono affermando che una dieta che includa il resveratrolo rappresenta un nuovo approccio per il trattamento dell’infiammazione cronica intestinale.

Il resveratrolo è presente soprattutto nella buccia dell’acino d’uva, ma nel vino la sua concentrazione è di solito piuttosto bassa. La quantità ideale di resveratrolo nell’organismo è di circa 30-50 mg: questo significa che per ottenerla dovremmo bere ogni giorno diversi litri di vino rosso, il che non è sicuramente raccomandabile. L’alternativa sicura sarebbe assumerlo sotto forma di compresse come integratore alimentare ma sempre sotto l’indicazione di un nutrizionista.

Un ultimo studio ha anche evidenziato effetti benefici a livello cerebrale. Da questa ricerca, che ha coinvolto 22 adulti sani, è risultato che il resveratrolo aumenta efficacemente il flusso sanguigno nel cervello, migliorandone quindi le funzionalità e lo stato di salute.

Potete trovare l’abstract dello studio sul Resveratrolo e gli effetti benefici a livello cerebrale cliccando sul seguente link:

http://www.ajcn.org/cgi/content/abstract/ajcn.2009.28641v1

Potete trovare l’abstract dello studio sul Resveratrol e la colite cronica cliccando sul seguente link:

http://www.sciencedirect.com/science…

Il Tè verde può proteggere dal rischio di glaucoma

occhio-verdeNegli ultimi anni si è molto parlato e discusso riguardo al tè verde e agli effetti benefici dei suoi antiossidanti. Tra le varie sostanze del tè verde, le catechine sono state spesso associate a numerosi benefici per la salute. Uno studio recente afferma che le catechine possono prottegerci dal rischio di sviluppare il glaucoma e da altre malattie degli occhi. Il glaucoma è un’importante malattia degli occhi che può causare seri danni alla vista e in alcuni casi può portare alla cecità.
Lo studio effettuato dai ricercatori dell’Università cinese di Hong Kong e dell’Hong Kong Eye Hospital indica che il consumo di tè verde può proteggere gli occhi dallo stress ossidativo.  I risultati sono stati pubblicati nel “Journal of Agricultural and Food Chemistry” e dimostrano che queste sostanze,  le catechine, grazie alla riduzione dello stress ossidativo, passano dallo stomaco e arrivano fino all’apparato visivo, proteggendolo da una serie di danni potenziali.

I ricercatori, utilizzando un modello animale, hanno analizzato l’apparato visivo di topi a cui era stato somministrato il tè verde e hanno scoperto che la retina, il cristallino e altri tessuti dell’apparato visivo avevano assorbito significative quantità di catechine che risultavano differentemente distribuite. Nella retina venivano assorbiti alti livelli di gallocatechina, mentre nell’umor acqueo veniva assorbita  l’epigallocatechina.
Sono molte le ricerche ad essersi concentrate sulle possibili attività di vari tipi di antiossidanti negli occhi, però i ricercatori cinesi affermano che il loro studio è il primo ad aver dimostrato come le catechine si distribuiscono dopo il consumo del tè verde e ad essere riuscito a valutare in vivo la loro attivitá antiossidante in varie zone degli occhi.

I ricercatori fanno anche notare che lo stress ossidativo è causa di diversi disturbi biologici come il danno al DNA e l’attivazione di enzimi proteolitici che possono danneggiare le cellule dei tessuti  o provocare disfunzioni come le malattie oftalmiche.

Fino ad oggi sono stati studiati e trovati molti possibili benefici del tè verde, come la possibilità di  ridurre il rischio di sviluppare Alzheimer e alcuni tipi di tumore, e la possibilità di poter rappresentare un fattore di protezione contro le malattie cardiovascolari. Ora, grazie a questo recente studio, il tè verde potrebbe essere di aiuto anche nel trattamento di particolari malattie agli occhi come il glaucoma.

Potete trovare l’abstract cliccando sul link qui di seguito:
http://pubs.acs.org/doi/abs/10.1021/jf9032602