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Cioccolato e sensibilitá all’insulina

La ricerca, condotta su un campione consistente di popolazione generale tra i 18 e i 69 anni (con l’esclusione di chi assumeva farmaci ipoglicemizzanti), ha esaminato l’associazione tra consumo quotidiano di cioccolato in tavoletta (non come polvere di cacao) nei tre mesi precedenti e l’andamento della resistenza all’insulina cosí come i livelli serici dei principali enzimi che segnalano danno epatico o colostasi, ovvero  la gamma-glutamil-transpeptidasi e le transaminasi. Continua a leggere

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Acqua, curcuma e caffè: 
tre ingredienti salva post-Natale!

pranzoNat

 

Periodo natalizio, periodo dedicato alle grasse festose conviviali in famiglia ma poi…. poi l’organismo o meglio l’apparato digerente, ha bisogno di riprendersi e…. ripulirsi!

 

Ecco che qualche suggerimento suggerimento arriva dagli esperti dell’Associazione Italiana Gastroenterologi ed endoscopisti Ospedalieri che spiegano i benefici di alcuni alimenti quali  acquacurcuma e caffè e… vediamoli!

Acqua. Unica bevanda in grado di placare la sete e di mantenere il nostro organismo in un buon stato di salute. Ovviamente mai rinunciare ad un buon bicchiere di vino per il brindisi e per annaffiare le ghiotte pietanze. Assolutamente vietate le bibite alcoliche, zuccherate e gassate.

Curcuma. Grazie al suo principio attivo, la curcumina, questa spezia esotica ha un elevato potere disintossicante per il fegato. Inoltre sembra avere un effetto positivo anche sulla rigenerazione delle cellule danneggiate ed è anche in grado di aumentare la produzione della bile.

Caffè. Nero, bollente, all’americana, ristretto… nelle sue molteplici preparazioni è la bevanda in grado di fornire un buon quantitativo di sostanza antiossidanti, abbiamo spesso parlato di ciò. In particolare sono i polifenoli che permettono di contrastare l’infiammazione cronica del fegato. Unica avvertenza: non superare mai le 2-3 tazzine/die.

A questi tre moschettieri della salute, se ne aggiungono altri due: il cioccolato e il the verde.

Cioccolato. Due o tre scacchetti/die proteggono il fegato dalla produzione di tessuto fibroso, che rende l’organo meno funzionale. Si tratta di una proprietà condivisa anche con il caffè. Anche in questo un’avvertenza: prediligere cioccolato fondente (70-75% cacao) e…. mai esagerare (anche se sembra avere effetti nobili!).

The verde. Una tazza al giorno di questa bevanda può essere d’aiuto nella lotta ai radicali liberi, contrasta gli effetti negativi dell’accumulo di grasso e può svolgere una funzione antitumorale. I suoi effetti positivi sono dovuti all’elevata concentrazione di antiossidanti.

Letizia Saturni

 

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Cioccolato e premi Nobel: la diatriba scientifica continua..

chocolate and NobelDalla pubblicazione dell’articolo “Chocolate Consumption, Cognitive Function, and Nobel Laureates” su The New England Journal of Medecine ….è iniziata una vera e propria diatriba scientifica. Basta cercare in Pubmed gli articoli relativi alla combinazione delle parole “Chocolate” [AND] “Nobel”, per farsi un’idea del “polverone” alzatosi dalla pubblicazione del trafiletto.

L’ articolo (o meglio, la Occasional Note) richiamava l’attenzione sulla strana correlazione osservata tra consumo annuale pro-capite di cioccolato e quantità di premi Nobel vinti, in diversi paesi europei. L’ipotesi iniziale era che, poiché il consumo di cioccolato sembra essere associato a un miglioramento della funzione cognitiva, proprietà generalmente ascritta ad alcuni flavonoidi contenuti nel cacao (i flavonoli), questo miglioramento potrebbe rendersi palese confrontando il consumo di cioccolato a livello di popolazioni, come ad esemprio in distinte nazioni europee.

E quale miglior marcatore di “performance cognitiva” di una nazione, se non il numero di laureati vincitori di premio Nobel?

La grafica proposta nell’articolo, e ripostata qui in basso, parla da sé. La correlazione tra consumo di cioccolato per popolazione e numeri di premi Nobel vinti, c’è.

Ora bisognerebbe sapere quanto cioccolato hanno mangiato i fortunati vincitori in persona, negli anni precedenti alla insignazione del premio…

E bisognerebbe anche chiedersi se la correlazione osservata è indice di causalità o meno..

Tanto che, nella diatriba scatenatasi in risposta alla notizia-bomba, non sono mancate note tecniche, sul discusso approccio statistico utilizzato nello studio, opinioni personali e vere e proprie critiche.

Fino ad  atteggiamenti che definirei quasi “saprofiti”, di scienziati che, sempre in toni critici e scientifici, hanno deciso di “cavalcare l’onda” della celebrità della notizia, cercando però di orientare l’attenzione verso altri componenti della dieta responsabili dell’ effetto “pro-Nobel” (ad esempio il latte, spesso consumato insieme al cacao tanto in bevande che nel cioccolato al latte).

Il tutto risulta quasi divertente. Consiglio la lettura della serie di risposte all’articolo originale, e che la diatriba continui!

Ad ogni modo, fino a quando la notizia non verrà del tutto confutata, io personalmente mi sentirò doppiamente giustificata nel cedere alla gola per qualche barretta di cioccolato in più!

Sara Tulipani

L’articolo originale:

–          N Engl J Med. 2012 Oct 18;367(16):1562-4.  Chocolate consumption, cognitive function, and Nobel laureates. Messerli FH.

Note critiche, tecniche e personali recentemente pubblicate in riviste indexate nel JCR:

–          Editors’ pick: Christmas is coming – time for chocolate to get ready for your Nobel Prize. Kayser M. Investig. Genet. 2012 Dec 11;3(1):26. doi: 10.1186/2041-2223-3-26.

–          Milk, chocolate and Nobel prizes: potential role of lactose intolerance and chromosome 2.Loney T, Nagelkerke N. Evid Based Med. 2013 Jun;18(3):120.

–          Nobel prizes, chocolate and milk: the statistical view. Dunstan F.Pract Neurol. 2013 Jun;13(3):206-7. doi:10.1136/practneurol-2013-000588.