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sonno e ipercolesterolemia
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Sonno e Ipercolesterolemia

Una relazione alquanto particolare … dalla ricerca arriva invece la conferma che la quantità e la qualità del nostro sonno possono influenzare i sistemi di trasporto del colesterolo. Questo unito al fatto che la deprivazione di sonno è causa di una attivazione dei meccanismi dell’infiammazione serve a spiegare l’aumentato rischio di eventi cardiovascolari nei soggetti, definiti nottambuli.

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Tumore – possiamo scegliere di non nutrirlo

Titolo o provocazione?
Nulla di ciò ma solo realtà. L’affermazione trova concretezza in ciò che ormai da tempo il dottor Franco Berrino – noto oncologo – sostiene. Stretta e ben nota è la relazione tra sana alimentazione – corretto stile di vita e sviluppo di tumori.

La dieta svolge un ruolo fondamentale sul
livello infiammatorio dei nostri tessuti.
Le malattie infiammatorie croniche
predispongono allo sviluppo del cancr
o.” Franco Berrino
Questa è la cascata di eventi che porta allo sviluppo del tumore.

E’ noto, fin dal secolo scorso, che le cellule tumorali si nutrono di glucosio. Tale affermazione affonda le sue radici nelle ricerche condotte da Otto Heinrich Warburg vincitore del premio Nobel per la medicina. Il dottore individuò già nel 1931, un particolare meccanismo che riguardava le nostre cellule. Queste ultime consumano glucosio molto meno velocemente di quanto non facciano le cellule tumorali.

La stessa PET (Tomografia a emissione di positroni) infatti, sfrutta proprio questo principio per fare diagnosi. Il sistema non fa altro che rilevare le zone del corpo dove c’è un maggiore consumo di zuccheri per individuare la presenza di cellule tumorali.

Se è vero che le cellule tumorali, per crescere, hanno bisogno di zucchero è altrettanto vero che hanno bisogno anche di insulina e di ormoni simili a questa. Ecco i fattori importanti:
Glicemia
Insulina
Livelli di infiammazione
Fattori di crescita (ad esempio l’insulin-like growth factor 1).

E’ il dottor Stefano Magno (medico chirurgo e senologo del Policlinico Gemelli) che sottolinea come solo il 5% dei tumori è imputabile ai geni mentre il 30% del cancro è imputabile a fattori alimentari e il 20% allo stile di vita.

Dunque fare prevenzione per non nutrire il tumore diventa fondamentale e a quanto detto si aggiungono anche le recenti indicazioni del World Health Organization (WHO) che riguardano:
– il moderato consumo di proteine: circa 0.6-0.7g/Kg di peso corporeo/die;
– la preferenza delle proteine di origine vegetale (esempio le proteine dei legumi)
– il moderato consumo di latte di mucca poichè 1 bicchiere di latte animale raddoppia la quantità di ormone IGF-1, il principale fattore predisponente lo sviluppo del tumore.

Letizia Saturni

Approfondimenti:
Sugar and Cancer – Oncology Nutrition, 2016

– S T. Mayne et al. – Diet, nutrition and cancer: past, present and future. Nature Reviews Clinical Oncology

Report 2016 – WHO.

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Obesità in pz con gravi malattie mentali: una sfida oggi possibile

Un recente studio condotto su una coorte di 112 pazienti ambulatoriali presso
VA Greater Los Angeles Healthcare System di Los Angeles (USA), affetti da gravi malattie mentali diagnosticate con il DSM-IV e con aumento di peso≥7% o un indice di massa corporea (IMC)≥25 ha evidenziato l’efficacia di interventi cognitivo-comportamentali.

L’intervento basato sulla perdita di peso, aveva una durata di 12 mesi e si basava sul metodo del Diabetes Prevention Program in pazienti affetti da gravi malattie mentali che assumevano antipsicotici. Un gruppo di 60 soggetti lavorava sulla modificazione dello stile di vita mentre il gruppo controllo di 62 soggetti lavorava con un trattamento usuale di controllo.

Il trattamento cognitivo comportamentale includeva incontri di gruppo e sedute di consulenza individuali per 8 settimane; l’uso del diario alimentare e dell’attività fisica; un sistema di contingenze basato sull’assegnazione di premi, incontri mensili di rinforzo e di consulenza per un anno.
I controlli hanno ricevuto materiale di auto-aiuto e visitato a intervalli equivalenti il centro, ma non hanno ricevuto sedute di gruppo o individuali di consulenza.

I risultati hanno riguardato i cambiamenti nelle misure antropometriche, nei sintomi psichiatrici, nella conoscenza sulla salute, nella glicemia ed emoglobina A1c e nei livelli di lipidi.
Inoltre si è evidenziato che i partecipanti all’intervento cognitivo comportamentale di modificazione dello stile di vita hanno ottenuto a 12 mesi un decremento ponderale medio di 4,6 kg vs un incremento medio di 0,6 kg del gruppo di controllo. Anche l’IMC e la percentuale di grasso corporeo hanno registrato lo stesso cambiamento.

CONCLUSIONI: La terapia cognitivo comportamentale di perdita di peso è risultata più efficace di ogni altro trattamento dell’obesità pur associata all’assunzione di antipsicotici. Questo indipendentemente dalla diagnosi del DSM-IV di grave malattia mentale, dal tipo di farmaco antipsicotico assunto e dalle conoscenze acquisite. Lo studio ha dunque importanti implicazioni cliniche perché ha dimostrato che gli interventi cognitivi comportamentali di perdita di peso sono efficaci anche nei pazienti affetti da gravi malattie mentali che hanno avuto un incremento ponderale in seguito all’assunzione di farmaci stessi.

Letizia Saturni

Fonte: Erickson ZD et al. Behavioral interventions for antipsychotic medication-associated obesity: a randomized, controlled clinical trial. J Clin Psychiatry. 2016 Febbraio; 77 (2): e183-9.

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Nutraceutici – polifenoli e patologie cardiovascolari

Sono tre parole chiave per introdurre un argomento alquanto dibattuto: l’utilizzo, cioè, di preparati a base polifenolica per i loro numerosi effetti benefici sulla salute cardiovascolare.

Partiamo definendo correttamente i nutraceutici. Nutraceutica un neologismo che trova origine nella crasi tra nutrizione e farmaceutica e si riferisce allo studio di alimenti che si pensa abbiamo una funzione benefica sulla salute umana. Gli alimenti nutraceutici sono alimenti funzionali o medical foods e tra i più noti i probiotici, gli antiossidanti, gli omega 3 ed omega 6 in genere utilizzati nella prevenzione di patologie cronico-degenerative.

Recentemente la ricerca scientifica ha focalizzato l’attenzione con studi di intervento nurizionale sugli effetti benefici di prepararti a base di polifenoli sulla salute cardiovascolare.

I flavan-3 oli, composti peculiari di cacao e té verde, sono stati oggetto di studio per i loro effetti sulla pressione sanguigna e sulla funzione endoteliale trovando conferme in numerose metanalisi. Di contro però l’effetto a lungo termine del flavan-3 oli non è ancora chiaro.

Punto debole di tali studi è rappresentato dalla standardizzazione oltre che dalla biodisponibilità. In particolare la biodisponibilità può essere migliorata aggiungendo o mescolando tali composti con matrici lipidiche, come ad esempio lecitina o latte.

Altro fattore da non trascurare è che l’efficacia di trattamenti a base di polifenoli dipende anche dal profilo genotipico individuale. A tal proposito è stato dimostrato che i portatori del polimorfismo E4 sul gene ApoE, oltre ad avere una maggiore predisposizione ad un alto rischio cardiovascolare e neurodegenerativo, rispondono in maniera meno efficace a trattamenti nutraceutici e farmacologici.

Ulteriori studi sono dunque necessari per meglio investigare sia l’aspetto nutrigenetico che nutrigenomico ma si può intanto affermare che nutraceutici e cibi funzionali a base di polifenoli possono essere utilizzati come terapia aggiuntiva a quella farmacologica.

Letizia Saturni

Approfondimenti:
Differences in dietary intakes, food sources and determinants of total flavonoids between Mediterranean and non-Mediterranean countries participating in the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC) study
– Tomé-Carneiro J et al., Polyphenol based nutraceuticals for the prevention and treatment of cardiovascular disease: Review of human evidence Phytomedicine. 2015.
– Hanson,A.J. et al.,The APOE genotype:modification of therapeutic responses in Alzheimer’s disease. Curr. Pharm. Des 21,114-120, 2015.